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NORMAN FISCHER
Tornare a Casa
Un commento Zen all'Odissea
Appunti di Viaggio - La parola
pp. 280
Come usare la saggezza dell’Odissea di Omero per navigare attraverso
i pericoli e le inside della vita
Traduzione e prefazioneDario Doshin
Girolami
L'AutoreNorman Fisher è maestro
Zen, poeta e scrittore. È stato abate del San Francisco Zen
Center (fondato da Shunryu Suzuki Roshi) dal 1995 al 2000,
ed è fondatore e insegnate dell’Everyday Zen Foundation
. Oltre a guidare ritiri ed eventi nei suoi centri negli Stati
Uniti, in Canada e in Messico, Norman insegna in molti altri centri
di meditazione nel resto del mondo. Ha insegnato nelle università
di Harvard, Yale, Brown e Stanford. Vive con sua moglie Kathie a Muir
Beach, in California.
Il libroDa sempre l’essere
umano desidera “tornare a casa”, tornare a quella
dimensione di pace e tranquillità alla quale sente di
appartenere. L’Odissea è certamente uno dei più
grandi racconti del viaggio di ritorno, ricco di pericoli,
battaglie, amori e trionfi. La lotta di Ulisse contro ostacoli umani
e divini, e contro i suoi impulsi, rappresenta un valido esempio
per chi, come lui, sta cercando di tornare a casa e che combatte
quotidiana- mente contro le difficoltà della vita. Ma
Norman Fisher suggerisce qualcosa in più. Da compassionevole
maestro Zen quale è utilizza l’Odissea per indicarci
la Via di ritorno spirituale. Piuttosto che usare antiche storie cinesi
- come fanno normalmente i libri sullo Zen - per aprirci la mente
e il cuore, e farci procedere risolutamente verso la nostra patria
spirituale, l’autore usa le storie dell’Odissea, storie
che appartengono profondamente alla nostra cultura, e che dunque sono
assolutamente comprensibili alla mente occidentale. Per esempio, il
difficile concetto Buddhista del- l’anatman, o non-io, viene
spiegato attraverso la storia di Ulisse che si presenta come Nessuno al
Ciclope. Allo stesso modo la pratica meditativa della consapevolezza
viene presentata come l’antidoto alla dimenti- canza che
avvolge i lotofagi. Ma c’è di più. Abilmente
Norman Fisher affianca all’antica saggezza Zen cita- zioni
dal Cristianesimo, dall’Ebraismo, dalla teologia e dalla
filosofia, attingendo alla sua unica e unificante visione della
vita. E accanto alla teoria, la pratica. Ogni capitolo si conclude
con un esercizio di meditazione. Passo dopo passo il lettore
viene condotto lungo il viaggio interiore attraverso una serie di
pratiche interiori profondamente utili a chi intende avvicinarsi
alla meditazione Zen ma anche a tutti quelli che, come Ulisse,
“molti dolori patirono in cuore sul mare, lottando
per la vita e pel ritorno”.
Prefazione all’edizione italiana
Forse in molti ricordano quando, negli anni Settanta, la Rai mandò in onda per la prima volta L’Odissea,
con Bekim Femhiu. Con i vecchi monitor a bianco e nero e la ricezione nebulosa, si aveva quasi l’impressione di guardare
il vero Ulisse, attraverso un cronovisore che, come una finestra sul tempo, ci faceva vedere in diretta le sirene attirare
i marinai, o il ciclope scagliare massi. Finalmente i personaggi che avevamo immaginato sui banchi di scuola avevano un volto.
Ma da sempre l’Odissea appartiene profondamente alla nostra cultura, tanto che molti luoghi del nostro paese hanno nomi
connessi a tale poema. Per esempio Scilla e Cariddi, le isole Eolie, il monte Circeo. Per farci conoscere lo Zen, Norman
Zoketsu Fisher, da compassionevole maestro quale è, piuttosto che usare antiche storie cinesi - come
fanno normalmente i libri sullo Zen - e per aprirci la mente e il cuore, usa le storie dell’Odissea,
storie che ci appartengono e che dunque sono assolutamente comprensibili alla mente occidentale. Inoltre, abilmente
l’autore affianca all’antica saggezza Zen citazioni dal Cristianesimo, dall’Ebraismo, dalla teologia
e dalla filosofia, attingendo alla sua unica e unificante visione della vita. Quindi, come tutti i veri libri Zen, questo
è un libro Non Zen. Il Maestro Zoketsu, infatti, riesce ad andare al di là del linguaggio dello Zen, puntando
dritto verso quella patria spirituale che appartiene a tutti gli esseri. Quando Odisseo - o Ulisse per i latini -
torna a Itaca, il primo a riconoscerlo, al di là di ogni mascheramento, è il cane Argo, che
“rizzò muso e orecchie”. Ma nell’edizione originale greca Omero ci dice che Argo
“noèin” con il muso. Il verbo noein vuol dire annusare, fiutare e indica la capacità
di subdorare, di presentire, di accorgersi istintivamente di qualcosa. Dopo Omero il verbo è divenuto
il termine per indicare il pensare. Ma anche quando questo termine si è sviluppato con un significato
tecnico, ha sempre indicato un'apprensione in qualche modo diretta, immediata, un'intuizione, opposta a
forme di pensiero discorsivo. E la pratica Zen ha proprio a che vedere con il silenziare la mente logico
discorsiva per permettere a un pensiero più profondo di sorgere. Un pensiero diretto, intuitivo,
perfettamente aderente a quello che è la realtà, un pensiero immediato, cioè senza
mediazioni. Attraverso questo libro Norman Fisher sembra proprio volerci insegnare a pensare in questo modo,
cioè a “pensare il non-pensiero”, come si dice nella tradizione Zen. Non è un caso
che un famoso koan zen - cioè uno di quei famosi indovinelli irrisolvibili razionalmente usati dalla
tradizione per aprire la mente del praticante - domanda: “Un cane ha la natura di Buddha?” Ma
c’è di più. Poiché lo Zen è essenzialmente una pratica, ogni capitolo si conclude
con un esercizio pratico di meditazione. Passo dopo passo il lettore viene condotto lungo il viaggio interiore
attraverso una serie di pratiche profondamente utili a chi intende avvicinarsi alla meditazione Zen ma anche
a tutti quelli che intendono seguire un cammino spirituale, o meglio, un viaggio di ritorno a casa.
Ho
incontrato Norman Zoketsu Fisher per la prima volta a un reading in memoria del poeta beat e monaco zen Philip
Whalen. Sul palco del teatro dell’Università di San Francisco si sono succeduti poeti e
scrittori come Michael McClure, Diane di Prima, Leslie Scalapino, Jane Hirschfield e tanti altri.
Gli ultimi poeti della beat generation erano venuti a recitare o a improvvisare poesie per il loro amico
scomparso Philip Zenshin Whalen. E a guidare la serata c’era Norman, anche egli poeta e scrittore.
Mi sembrò di stare davanti a un personaggio uscito da un libro di Jack Kerouak, o meglio, uscito
da un antico libro zen: monaco zen, poeta, montanaro, allo stesso tempo saggio e divertente. L’insegnamento
di Norman è noto per essere eclettico, aperto, avvolgente. La sua poesia è nota per le
innovazioni linguistiche, lo humor e per la profondità spirituale. E’ quindi con grande gioia
che presentiamo al pubblico italiano la presente opera, che ben rappresenta le tante qualità di Fisher,
compresa la sua capacità di adattare il linguaggio Zen alla cultura occidentale.
I passi
dell’Odissea citati nell’edizione originale di quest’opera, provengono da diverse
versioni inglesi del poema Omerico. Per l’edizione italiana, piuttosto che ritradurli, per evitare così il doppio rimbalzo greco - inglese - italiano, abbiamo invece preso i passi corrispondenti dalla moderna e precisa traduzione italiana dell’Odissea di Rosa Calzecchi Onesti, pubblicata da Enaudi. Nel testo originale Fisher si riferisce costantemente all’eroe del poema omerico come Odisseo, preferendo il nome greco al nome latino Ulisse. Sebbene in italiano l’eroe sia più conosciuto come Ulisse, abbiamo preferito rimanere fedeli alla non casuale scelta dell’autore e usare per tutto il testo il nome Odisseo. L’augurio è che il presente libro, oltre ad avvincere gli adepti del Buddhismo, possa avvicinare allo Zen anche tutti quelli che hanno amato l’Odissea, che hanno pensato, almeno una volta, che l’Odissea, oltre a un poema epico, è un grande manuale spirituale e anche a tutti quelli che, come Odisseo, “molti dolori patirono in cuore sul mare, lottando per la vita e pel ritorno”.
Dario Doshin Girolami Centro Zen L’Arco - Roma
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