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DAVID CHADWICK
Cetriolo storto
La vita e l'insegnamento di Shunryu Suzuki Roshi
Ubaldini Editore, Roma, 2000
pp.356
Lire 48.000
www.cuke.com
Quando lo confondevano con il professor D.T. Suzuki, Shunryu Suzuki
Roshi - autore del celebre Mente Zen, mente di principiante - era
solito dire. "No, quello è il grande Suzuki, io sono il piccolo
Suzuki". Ma da oggi, grazie a Cetriolo Storto, sarà difficile continuare
a fare confusione.
Una biografia appassionata, lucida, dettagliata, scritta con arte
da David Chadwick, ordinato prete zen dallo stesso Suzuki Roshi.
E il titolo rende subito simpatico il protagonista. "Cetriolo storto"
era infatti il soprannome affibbiato affettuosamente al giovane
Suzuki dal suo maestro, So on Roshi, in quanto "buono a nulla" proprio
come i cetrioli storti.
Rapidi, illuminanti capitoli, costellati di insegnamenti inediti
di Suzuki, accompagnano il lettore in un viaggio nel tempo, nello
spazio, nel Dharma. Il libro comincia in un Giappone magico, quasi
medievale, con l'infanzia di Shunryu. Racconta del suo ingresso
a tredici anni nella vita monastica - fatta di studio, severità
e profonde scoperte - e del periodo di formazione nei grandi monasteri
radice di Eiheiji e Sojiji.
La narrazione prosegue con le vicende di Suzuki abate - non più
piccolo monello, idealista e distratto, ma prete amato e rispettato
- e con il periodo della guerra. Toccanti sono queste pagine, che
fanno ben trasparire il problema, ancora oggi sentito, dell'appoggio
allo sforzo bellico di una parte del clero buddhista zen. Ma ancora
più toccanti sono i capitoli successivi, che raccontano delle paure
e delle ristrettezze post belliche e della tragedia dell'assassinio
della moglie di Shunryu.
Si giunge così al punto di svolta della vita di Suzuki: la partenza
per l'America. Fin dall'inizio viene ben mostrato il desiderio di
Shunryu di trasmettere lo zazen di Dogen agli stranieri, in quello
spirito di apertura al quale era stato educato dal suo secondo insegnante,
Ian Kishizawa Roshi, considerato uno dei più grandi maestri Soto
dell'epoca. Desiderio che si sostanzia con l'offerta di andare a
prendersi cura della Congregazione di San Francisco, un incarico
da altri disdegnato perché di poco prestigio e poco remunerativo.
Si apre così la seconda parte del libro. Non più il Giappone della
restaurazione Meiji, ma la California degli anni Sessanta, colorata
dai pittori e dagli hippies, dai poeti e dagli scrittori beat, che
trovano in Suzuki il maestro Zen tanto sognato. Ecco quindi il formarsi
della prima comunità. I primi coraggiosi pionieri che, assieme al
piccolo grande Roshi, cominciano a sedersi in zazen ogni mattina
alle cinque e tre quarti, con quella "mente di principiante" che
rende possibile la pratica. Con curiosità si segue il crescere del
gruppo, la nascita dello Zen Center, la nascita di Tassajara - il
primo monastero di addestramento Zen in Occidente - le prime avventure
nei templi giapponesi degli ignari studenti americani.
Si ha quasi la sensazione che la seconda parte del libro sia la
biografia del San Francisco Zen Center, della sua comunità e dei
suoi membri. Ma è bello che sia così, perché quel centro è stato
effettivamente, ed è ancora, la Vita di Suzuki. Vita che si è spenta
proprio tra quelle mura. Commuoventi sono le pagine finali dedicate
alla vecchiaia, malattia e morte di Shunryu Suzuki Roshi. Un cetriolo
inutile e storto che è divenuto un impunito, brillante, saggio patriarca
dello Zen d'Occidente, che ha fondato centri e monasteri, e che
ha insegnato a praticare con le montagne, gli alberi, le pietre
… e a trovare se stessi in questo grande, grande mondo.
Dario Girolami
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