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SANDOKAI - L'UNITA' DELL'UNO E DEI MOLTI
di Shunryu Suzuki Roshi
(estratto da Rami d'acqua
scorrono nell'ombra, Ubaldini, Roma, 2000, pp.173)
Sono molto grato di avere la possibilità di parlare del Sandokai,
uno dei nostri insegnamenti più importanti. È un testo così scorrevole
che nel leggerlo potrebbe sfuggirvi il suo profondo significato.
L'autore di questi versi, Sekito Kisen (o Sekito Musai Daishin,
il suo nome postumo) è il nipote di dharma del sesto patriarca cinese,
Daikan Eno (in cinese, Dajian Huineng), e il diretto discendente
di Seigen Gyoshi (cin. Qingyuan Xingsi), che viene considerato il
settimo patriarca. Fra i molti discepoli del sesto patriarca, i
più importanti furono Seigen Gyoshi e Nangaku Ejo. In seguito, il
maestro Tozan Ryokai continuò la discendenza di Seigen dando origine
alla scuola soto, e il maestro Rinzai Gigen (cin. Linji Yixuan)
continuò la discendenza di Nangaku fondando la scuola rinzai. La
scuola soto e la scuola rinzai divennero infine le scuole dominanti
dello zen.
La via di Seigen e Sekito è meno aspra di quella di Nangaku. In
Giappone la chiamiamo 'la via del fratello maggiore'. Nangaku è
più come il secondo o terzo figlio, che spesso è più indisciplinato.
Il fratello maggiore può non essere tanto abile o tanto brillante,
ma è molto buono. Ecco cosa intendiamo quando parliamo così delle
scuole soto e rinzai. A volte lo zen soto è chiamato memmitsu no
kafu, "uno stile molto attento e rispettoso". La via di Seigen consiste
nel trovare ogni cosa all'interno di se stessi. Nel realizzare la
grande mente che comprende ogni cosa e nel praticare di conseguenza.
Nello zen ci sforziamo di osservare ogni cosa così com'è (Nota
-Suzuki Roshi coniava locuzioni nuove per esprimersi in modo non
dualistico. Ad esempio, usava spesso la frase "le cose così com'è",
per indicare la natura fondamentale della realtà, qualcosa al di
là delle parole). Tuttavia, anche se lo diciamo, non è detto che
osserviamo ogni cosa così com'è: Diciamo: "Qui è il mio amico, lì
la montagna e lassù c'è la luna". Ma il vostro amico non è solo
il vostro amico, la montagna non è solo la montagna, e la luna non
è solo la luna. Se pensiamo: "Io sono qui e la montagna è lì", questa
è una maniera dualistica di osservare le cose. Per andare a San
Francisco dobbiamo attraversare i monti di Tassajara. Questa è la
nostra interpretazione comune delle cose, ma non è quella buddhista.
Noi troviamo la montagna o la luna o il nostro amico o San Francisco
dentro noi stessi. Proprio qui. È la grande mente entro la quale
esiste ogni cosa.
Ora, esaminiamo il titolo, Sandokai. San letteralmente significa
'tre', ma qui significa 'cose'. Do è identità. Identificare una
cosa con un'altra è do. Può anche riferirsi all"unità' o a 'tutto
il proprio essere', che in questo contesto significa 'grande mente'.
Quindi per noi c'è un essere totale che include ogni cosa, e le
molte cose sono contenute in quell'essere totale e uno. Nonostante
diciamo 'molti esseri', essi sono in realtà le molte parti di un
essere totale che include ogni cosa. Se dici 'molti' è molti, e
se dici 'uno' è uno. 'Molti' e 'uno' sono maniere differenti di
descrivere l'essere totale. Capire completamente la relazione fra
il grande essere totale e i suoi molti aspetti è kai. Kai significa
stringere la mano. Esprime un senso di amicizia, la sensazione di
essere una persona sola. Alla stessa maniera, questo unico grande
essere totale e le molte cose sono buoni amici, o più che buoni
amici perché originariamente sono uno. Perciò, come quando ci stringiamo
la mano, diciamo kai. "Ciao, come stai?". Questo è il significato
del titolo Sandokai. Cosa è i molti? Cosa è uno? E cosa l'unità
di uno e molti?
Originariamente, Sandokai era il titolo di un testo taoista. Sekito
diede lo stesso titolo ai suoi versi, che descrivono gli insegnamenti
del Buddha. Qual è la differenza fra gli insegnamenti taoisti e
quelli buddhisti? Vi sono molte somiglianze. Quando lo legge un
buddhista, è un testo buddhista, quando lo legge un taoista, è un
testo taoista. Eppure in effetti è la stessa cosa. Quando un buddhista
mangia dell'insalata, l'insalata è un cibo buddhista, e quando la
mangia un vegetariano, è un cibo vegetariano. Eppure è solo cibo.
Come buddhisti, non mangiamo un certo ortaggio perché ha una speciale
qualità nutritiva, non lo scegliamo perché è yin o yang, acido o
alcalino. Semplicemente, mangiare il cibo è la nostra pratica. Non
mangiamo solo per mantenerci in vita. Come diciamo nel canto che
ripetiamo prima dei pasti, "Per praticare la nostra via, mangiamo
questo cibo". Ecco come la grande mente entra nella nostra pratica.
Pensare: "Questa è solo un'insalata" non fa parte del nostro modo
di intendere le cose. Dobbiamo trattare le cose come parti di noi
stessi, della nostra pratica e della grande mente. La piccola mente
è la mente soggetta alla limitazione dei desideri o di un particolare
colore emotivo, o della discriminazione fra bene e male. Così, per
lo più, anche se crediamo di osservare le cose così com'è, di fatto
non lo stiamo facendo. Perché? A causa della nostra discriminazione,
o dei nostri desideri. La via buddhista consiste nello sforzarsi
di lasciare andare questo tipo di discriminazione emotiva fra bene
e male, di lasciare andare i nostri pregiudizi, e di vedere le cose
così com'è.
Quando dico di vedere le cose così com'è, quello che intendo è
di praticare intensamente con i nostri desideri, non per liberarsi
dei desideri, ma per prenderli in considerazione. Se avete un computer,
dovete inserirvi tutti i dati: un po' di desiderio, un po' di nutrimento,
questo tipo di colore, un po' di peso. Dobbiamo includere i nostri
desideri come uno dei molti fattori per vedere le cose così com'è.
Non sempre riflettiamo sui nostri desideri. Senza fermarci a riflettere
sul nostro giudizio egoista diciamo: "Lui è buono" oppure: "Lui
è cattivo". Ma qualcuno che è cattivo per me non è necessariamente
sempre cattivo. Per qualcun altro, potrebbe essere un'ottima persona.
Riflettendo in questo modo possiamo vedere le cose così com'è. Questa
è la mente di buddha.
Il Sandokai inizia con le parole Chikudo daisen no shin, che significano
"la mente del grande saggio dell'India". Questa è la grande mente
del Buddha che include ogni cosa. La mente che abbiamo durante la
pratica dello zazen è la grande mente: non cerchiamo di vedere niente;
fermiamo il pensiero concettuale; fermiamo l'attività emotiva; stiamo
seduti e basta. Qualunque cosa ci accada, non ne siamo turbati.
Stiamo semplicemente seduti. È come qualcosa che accade nel grande
cielo. Qualunque tipo di uccello lo attraversi in volo, al cielo
non importa. Questa è la mente che ci ha trasmesso il Buddha.
Molte cose accadono mentre state seduti. Potete udire il suono
del ruscello. Potete pensare a qualcosa, ma la vostra mente non
se ne cura. La vostra grande mente è semplicemente lì seduta. Persino
quando non siete consapevoli di vedere, udire o pensare, qualcosa
sta accadendo nella grande mente. Osserviamo le cose. Senza dire
'buono' o 'cattivo', semplicemente stiamo seduti. Godiamo delle
cose senza avere nessun attaccamento particolare nei loro confronti.
Le apprezziamo pienamente, tutto qui. Dopo lo zazen diciamo "Oh,
buon giorno!" In questa maniera, una dopo l'altra, le cose ci accadranno
e potremo apprezzarle pienamente. Questa è la mente trasmessa dal
Buddha. Ed è così che pratichiamo lo zazen.
Se praticate lo zazen in questo modo, siete meno soggetti ad aver
problemi nel godervi un evento. Capite? Potreste avere un'esperienza
speciale e pensare: "Ecco. È così che dovrebbe essere". Se qualcuno
vi contraddice vi arrabbìerete. "No, dovrebbe essere così, non in
quell'altra maniera. Il Centro Zen dovrebbe essere così". Forse
è così. Ma non è sempre così. Se i tempi cambiassero e perdessimo
Tassajara e ci spostassimo su un'altra montagna, la via che abbiamo
qui non potrebbe essere la stessa che avremmo lì. Così, senza attaccarci
a una particolare via, apriamo la mente per osservare le cose così
com'è e per accettare le cose così com'è. Senza questa base, quando
dite: "Questa è la montagna," o "Questo è il mio amico," o "Questa
è la luna", la montagna non sarà la montagna, il mio amico non sarà
il mio amico, e la luna non sarà la luna. Questa è la differenza
fra l'attaccarsi a qualcosa e la via del Buddha.
La via del Buddha consiste nello studio e nell'insegnamento della
natura umana, compreso quanto siamo sciocchi, che tipo di desideri
abbiamo, le nostre preferenze, le nostre tendenze. Senza aderire
a qualcosa, cerco di ricordarmi di usare l'espressione 'soggetto
a'. Siamo soggetti, o abbiamo la tendenza a fare qualcosa. Questo
è il mio motto.
Mentre preparavo il discorso qualcuno mi ha chiesto: "Cos'è il
rispetto per se stessi, e come possiamo ottenerlo?". Il rispetto
verso se stessi non è qualcosa che potete sentire di avere. Quando
sentite: "Ho rispetto di me stesso", non è più rispetto. Quando
siete semplicemente voi stessi, senza pensare o cercare di dire
qualcosa di speciale, dicendo semplicemente quel che avete in mente
e le vostre impressioni, allora c'è naturalmente rispetto per se
stessi. Quando sono in stretta relazione con tutti voi e con tutte
le cose, allora sono parte di un grande essere totale. Quando sento
qualcosa, sono quasi una parte di esso, ma non del tutto. Quando
fate qualcosa senza avere la sensazione di aver fatto qualcosa,
allora siete davvero voi stessi. Siete completamente con tutti senza
essere consapevoli di voi stessi. Questo è rispetto verso se stessi.
Quando sentite di essere qualcuno, dovete praticare lo zazen più
intensamente. Come sapete, è difficile stare seduti senza pensare
o senza provare nulla. Quando non pensate o non provate nulla generalmente
vi addormentate. Ma la nostra pratica è essere noi stessi, senza
dormire e senza pensare. Quando sarete in grado di farlo, sarete
capaci di parlare senza pensare troppo, e senza avere nessun proposito
speciale. Quando parlerete o agirete sarà semplicemente per esprimervi.
Questo è il rispetto completo per se stessi, e praticare lo zazen
vuol dire ottenere tale rispetto. Dovete essere severi con voi stessi
e in particolare con le vostre tendenze. Ognuno di noi ha le proprie
tendenze personali. Ma se cercate di liberarvene, o se cercate di
non pensare o di non sentire il suono del ruscello durante lo zazen,
non è possibile. Lasciate che le vostre orecchie odano senza cercare
di udire. Lasciate che la mente pensi senza cercare di pensare e
senza tentare di fermarla. Questa è la pratica.
Questo ritmo o forza si svilupperà sempre di più in voi come il
potere della pratica. Se praticherete intensamente sarete come un
bambino. Mentre parlavamo di rispetto verso se stessi, fuori cantava
un uccello. Cip cip cip. Questo è rispetto per se stessi. Cip cip
cz~. Non significa nulla. Forse stava solo cantando. Forse cantava
senza cercare di pensare che stava soio cantando, cip cip cip. Quando
lo abbiamo udito non abbiamo potuto fare a meno di sorridere. Non
possiamo dire che sia solo un uccello. Controlla la montagna intera,
il mondo intero. Questo è rispetto per se stessi.
Per avere questa pratica quotidiana, studiamo intensamente. Quando
arriviamo a questo punto, non c'è più bisogno di dire 'essere totale'
o 'uccello' o 'molte cose contenute nell'essere totale'. Potrebbe
essere solo un uccello, o una montagna o il Sandokai. Se lo capite,
non ci sarà più bisogno di recitare il Sandokai. Anche se lo recitiamo
in questa versione nippo-cinese, non si tratta di una questione
di giapponese o cinese. È solo un componimento, o un uccello, e
questo è solo il mio discorso. Non significa poi molto. Diciamo
che lo zen non è qualcosa di cui parlare. È quello che sperimentate
realmente. È difficile. Ma ad ogni modo, questo è un mondo difficile,
per cui non preoccupatevi. Dovunque andiate avrete problemi. Dovreste
confrontarvi con i vostri problemi. Potrebbe essere di gran lunga
meglio avere questi problemi con la pratica, che avere altri tipi
di problemi confusi.
(Traduzione dall'inglese di Andrea Staderini)
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