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RETTA CONCENTRAZIONE
di Shunryu Suzuki Roshi
Chi è il bodhisattva Avalokitesvara? Si suppone che sia un uomo
che a volte assume sembianze femminili (o una donna che a volte
assume sembianze maschili). Sotto le sembianze femminili aiuta le
persone. Questo è Avalokitesvara. A volte ha mille mani pronte ad
aiutare gli altri. Ma se si concentra su una sola mano, le restanti
999 sono inutili.
Nello Zen "concentrazione" non vuol dire essere concentrati su
una cosa sola. Senza tentare di concentrare la nostra mente su qualcosa,
dovremmo essere pronti a concentrarci su qualcosa. Per esempio,
se sto guardando qualcuno, il mio sguardo si focalizzerà su questo
qualcuno. Anche se fosse necessario, sarebbe impossibile concentrarmi
sugli altri. Spesso diciamo che bisogna fare "una cosa alla volta",
ma ciò che questa affermazione significa è difficile da spiegare.
Quando pratico zazen non guardo nessuno, ma se qualcuno si muove
me ne accorgo.
Fin dai tempi antichi, il punto principale della pratica è stato
quello di realizzare una mente chiara e calma. In breve questa è
la nostra pratica, il nostro credo. Con "credo" non intendiamo il
credere a qualcosa come fa un fanatico. L'infatuazione non è la
nostra pratica - piuttosto la nostra pratica è avere sempre una
mente calma e serena, qualsiasi cosa si stia facendo. Anche quando
mangiate qualcosa di buono, la vostra mente dovrebbe essere molto
calma al fine di apprezzare il lavoro occorso per la preparazione
di quel cibo e gli sforzi fatti per realizzare i piatti - le bacchette,
le ciotole, e tutto il resto. Dovremmo apprezzare il sapore di ogni
verdura, a ogni singolo boccone. Questo è il modo in cui prepariamo
e mangiamo il cibo. Non mettiamo troppi condimenti o aromi nel cibo
e cerchiamo di apprezzare la qualità di ogni cosa.
Conoscere qualcuno vuol dire percepirne l'aroma, il sapore. Il
sapore non è l'odore, ma un qualcosa che si percepisce dell'altro.
Ognuno ha una personalità particolare che si esprime attraverso
i sentimenti, e ognuno ha il proprio sapore. Quando apprezziamo
il sapore di qualcuno possiamo instaurare una buona relazione ed
essere realmente amichevoli gli uni con gli altri. Essere amichevoli
non vuol dire possedere qualcuno o attaccarcisi, ma apprezzare completamente
l'altrui personalità o l'altrui sapore.
Per apprezzare cose e persone, la nostra mente deve essere calma,
pura, chiara. Per avere questo genere di atteggiamento mentale,
pratichiamo lo zazen. Con praticare lo zazen intendiamo "semplicemente
sedersi" senza scopo - essere se stessi - accordarsi con se stessi.
Questa è la nostra pratica.
Voi parlate di "libertà", ma probabilmente la libertà a cui vi
riferite e la libertà del buddhismo Zen non indicano esattamente
la stessa cosa. Per esempio, per raggiungere la liberazione, incrociamo
le gambe e manteniamo una corretta postura. Manteniamo gli occhi
in un certo modo e le orecchie pronte a ricevere ogni suono. C'è
una ragione per cercare questa prontezza, questa apertura, infatti,
per natura, tendiamo ad andare agli estremi e ad attaccarci a qualcosa,
perdendo la calma e la chiarezza mentale. Per raggiungere questo
stato di calma e chiarezza mentale non occorre forzarsi fisicamente
o cercare di creare qualche stato mentale particolare. Potreste
essere indotti a pensare che la pratica Zen consiste in ciò, o che
avere una mente simile a uno specchio è il fine della pratica Zen,
ed è così, ma se praticate zazen per ottenere questo stato mentale,
siete già caduti nell'"arte dello Zen".
La differenza tra l'arte dello Zen e il vero Zen è che raggiungerete
quest'ultimo quando non cercherete di raggiungerlo. Se cercate di
raggiungere qualcosa, vi sfugge. Quando provate a fare qualcosa,
vuol dire che siete concentrati su una soltanto delle vostre mille
mani, e non usate le altre 999. Ed è per questo che diciamo che
occorre semplicemente sedere. Ciò non vuol dire arrestare completamente
l'attività mentale o concentrarsi sul respiro, sebbene queste cose
possano aiutare la pratica. Quando contate i respiri, non pensate
troppo, non avete scopi.
Contare i respiri può non voler dir nulla per voi. Qualcuno può
annoiarsi perché contare i respiri non ha nessun significato. Ma
quando pensate in questo modo, non avete una reale comprensione
della pratica. Occorre lasciare che la nostra mente segua i respiri;
in tal modo non ci impegnamo in qualche complicata pratica nella
quale rischiamo di perdere noi stessi. Pertanto per avere una mente
calma, pura, aperta seguiamo questo genere di pratica.
Non so molto sull'arte, ma l'arte dello Zen consiste in qualcosa
del genere: immaginate un abile maestro Zen che ha una grande forza
e una buona pratica. Qualcuno potrebbe praticare lo Zen per essere
come Tatsugami Roshi, per esempio, e pensare: "Oh, vorrei tanto
essere come lui. Devo sforzarmi". In questo modo si sta seguendo
la via dell'arte dello Zen, non quella del vero Zen.
Come tracciare una linea retta o come controllare la vostra mente
- questa è l'arte dello Zen. Ma lo Zen è per tutti. Se qualcuno
non può tracciare una linea retta, ma può tracciare comunque una
linea, sta già praticando lo Zen. E se questa linea è molto naturale,
anche se non è dritta, è meravigliosa. Probabilmente questo è più
che arte. Alcune persone preferiscono i lavori fatti dai bambini
a quelli fatti da famosi artisti. C'è una certa differenza - Non
saprei come spiegarla. Pertanto sia che vi piaccia o no la posizione
a gambe incrociate, o sia che la possiate prendere o no, se capite
cosa è il vero Zen, allora lo potete praticare. Se pensate che osservando
con attenzione la pratica di Tatsugami Roshi, imparerete qualcosa,
se avete uno scopo, ciò che apprenderete sarà l'arte dello Zen,
non il vero Zen.
Pertanto la cosa più importante nella vostra pratica consiste
nel seguire semplicemente il programma giornaliero e fare le cose
insieme agli altri. A questo punto potreste dire che questa è pratica
di gruppo, ma non è così. La pratica di gruppo è piuttosto differente
- è una specie di arte. In tempi di guerra, quando praticavamo zazen,
qualche giovane molto influenzato dall'ambiente militarista giapponese
mi disse che in alcuni sutra si diceva che "Comprendere la nascita
e la morte è il punto centrale della nostra pratica", e che "anche
se non sappiamo nulla di questo sutra, possiamo morire facilmente
al fronte". Questa è pratica di gruppo. Incoraggiati dalle trombe,
dai cannoni e dagli inni di guerra è piuttosto facile morire. Questo
genere di pratica non è la nostra pratica. All'inizio pratichiamo
con le persone, ma il fine è quello di praticare con le montagne,
con gli alberi e con le pietre - con tutto ciò che c'è nel mondo
e nell'universo, e quello di trovare noi stessi in questo grande
cosmo, in questo grande mondo.
Dobbiamo sapere intuitivamente dove andare. Quando il nostro ambiente
indica di andare per un verso o per un altro, dobbiamo intuitivamente
seguire tale indicazione. Mi interessa molto la parola "indicare".
Una "indicazione" è qualcosa che viene data da qualcun altro, e
che si segue anche se non si aveva in mente di farlo. Questa è la
pratica di cui parlava Dogen Zenji. Se la vostra pratica non segue
nulla, non si accorda a nulla - egli non si riferiva infatti soltanto
agli amici, ma a tutto, - non è una vera pratica.
Per praticare con ogni cosa occorre avere una mente calma. Venire
in un centro Zen e praticare la nostra via è buona cosa, ma non
dovete compiere un grande errore. Forse lo avete già fatto, ma dovete
essere consci di ciò: "sto facendo un errore, ma non posso fare
a meno di venire qui". Allora la vostra pratica sarà di una qualità
ben diversa. Dovete accettare quella parte di voi che si è impegnata
in una pratica erronea. Dovete accettarla, perché è già lì. Non
potete farci nulla. Non occorre cercare di liberarsene. Se aprite
i vostri occhi, i vostri veri occhi, e accettate ciò, allora c'è
la vera pratica. Non si tratta di pratica giusta o sbagliata, ma
si tratta di accettare con franchezza e apertura mentale ciò che
state facendo. Questa è la cosa più importante. Allora accetterete
il fatto che, durante la pratica, pensate a qualcos altro: "Oh,
è sorto un pensiero". Dovete accettare questa parte di voi. Non
dovete cercare di liberarvi dalle immagini che sorgono: "Eccole
che arrivano" - Questo è il genere di atteggiamento mentale, di
sguardo che occorre avere. Non bisogna guardare nulla in particolare.
Se qualcuno da una parte si muove, pensate: "Oh, si sta muovendo".
Ma se si ferma, il vostro sguardo rimane immutato. In questo modo,
se la vostra pratica include tutte le cose, una dopo l'altra, e
se non perdete questo "stato mentale", state praticando nel modo
corretto.
Questo genere di pratica è sconosciuto alla maggior parte delle
persone ma per noi è molto importante. E' stato trasmesso dal Buddha
fino a Bodhidharma e poi fino a Dogen Zenji. Pertanto la nostra
non è una pratica di gruppo. Pratichiamo grazie alle persone, e
dunque può apparire come una pratica di gruppo. Ma in verità non
è così. Probabilmente è un lavoro di gruppo che comprende tutto
il mondo. Ma allora non si tratta più di un gruppo. Il "gruppo"
esiste all'interno di una grande società. La nostra non è la pratica
del Soto. Rinzai, Soto, Obaku: questi sono gruppi, ma la nostra
pratica consiste nel praticare con tutto. Se c'è qualcun altro,
possiamo praticare con questo qualcuno. Pertanto la nostra pratica
non ha confini. Quando abbiamo questa base, abbiamo la vera libertà.
Ogni essere ha bisogno di qualcosa. Ma quando misurate o valutate
il vostro essere, come buono o cattivo, giusto o sbagliato, bianco
o nero, state esprimendo un giudizio comparativo. Solo quando vi
valuterete con una misura illimitata, ognuno di noi sarà messo al
posto giusto. Questo è abbastanza. Siccome utilizzate una misura
piccola, limitata o dualistica, perdete di vista il vostro vero
valore. Un nero dovrebbe essere soltanto nero, un bianco dovrebbe
essere soltanto bianco. E' abbastanza, sapete. Ma solitamente si
pensa di aver bisogno di misurare di più. Dobbiamo accorgerci di
ciò, e dobbiamo sapere quale è la vera pratica, per gli esseri umani
e per tutte le cose.
(trad. dall'inglese di Dario Girolami)
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